In tutta franchezza, vecchio mio, – dissi, – io lo odio il mestiere di costruire. Lo odio da quando ero piccolo e tu tornavi a casa con la malta schizzata sulle scarpe e sul viso. Penso che gli imbianchini e i muratori siano degli ubriaconi, e che gli idraulici siano dei ladri. Penso che i falegnami siano dei truffatori e che gli elettricisti siano rapinatori da strada. Non mi piacciono i lastricati, il marmo, il granito, i mattoni, le piastrelle, la sabbia, il cemento. Se non vedrò mai più un caminetto di pietra o un muro di pietra o dei gradini di pietra o anche solo delle pietre in un campo, be’, non me ne importa un fico. E se proprio vuoi sapere la pura verità, non me ne frega un cazzo nemmeno dei muratori.
(John Fante, La confraternita dell’uva, ed. Einaudi, Milano 2004)
Su questo pianeta è stato costruito fin troppo, il bello dell’Architettura è ammirare ciò che è stato costruito fino al XX secolo. Che è già un bel vedere
Concordo, Sergio, sul fatto che si è costruito troppo e, spesso, male. Credo sia giusto che il tema di lavoro di questi anni sia il recupero, la rigenerazione. Lavoro difficile, al di là ogni slogan.